Raffinata India Metropolitana

Un locale etnico diverso da tutti gli altri. Curatissima ambientazione design e cucina attenta ai sapori della tradizione. Sulle rive della Dora, a due passi dal centro, contaminazioni d’autore per il “risveglio della gola” Ambiente, cucina e servizio: sono questi i tre elementi che permettono di giudicare un locale, la sua formula, le scelte che ne caratterizzano lo stile.

Sono anche gli elementi che consentono – se il ristorante è nuovo, come in questo caso di prevederne, o meno, il successo. Ed è un piacere constatare come, nel panorama costantemente vivace delle “aperture” torinesi, Karmacola abbia colto nel segno su tutta la linea. A partire dalla decisione di dedicare un grande spazio con tavoli comodi, ben distanziati, tra luci adeguate e ottima musica non più all’India dei misteri e dei marajà ma alle suggestioni anche contemporanee che questo mondo sa evocare.

Quindi contaminazioni, però contaminazioni d’autore mai gratuite. A cominciare dall’ambiente che propone le luci e i colori dell’India ma riletti in sale dove prevalgono tonalità morbide, accordi pastello, e suggestivi contrasti tra acciaio e pezzi originali. Che sono bellissimi (come alcune grandi porte in legno decorato) ma emergono come citazioni, simboli, icone di un esotismo inserito nel contesto metropolitano. Le luci, mai troppo alte, a suggerire le atmosfere lounge di un locale dove trascorrere una serata senza fretta, si integrano idealmente con scelte musicali (tanti diffusori e un volume soft per non sovrastare la chiacchera) che spaziano dall’etnico al lounge, dal chill out al sax di Garbarek.

Ma veniamo alla cucina, che non è solo “decorativa”, come in troppi locali di tendenza, ma frutto di scelte decise e affascinanti. Si parte dalla tradizione più classica, brillantemente interpretata dallo chef Kumar Rajesh: sorriso contagioso e una simpatica “fisicità” esibita tra i tavoli a fine serata. Il menù propone cinque ipotesi degustazione Goa (a base di gamberi), Kerala (con il pesce), Punjab (pollo, ma solo quello certificatissimo di Aia), Srinagar (con base agnello) e Jodhpur (vegetariano) a prezzi decisamente interessanti (tra i diciassette e i ventiquattro euro, dessert compreso). A parte la carta, indirizzata verso coloro che già sanno scegliere, o che amano farsi suggerire dal personale di sala guidato da Malik Navin: coinvolgente ma discreto intrattenitore, volto da attore e modi da maggiordomo che mettono immediatamente a proprio agio. Ma quello che più stupisce è la qualità di portate dai sapori precisi, sempre gustosi, equilibratissimi nel dosaggio di spezie, ingredienti e cotture.

Insomma, tutto il fascino dell’India ma una cura europea e internazionale nella composizione delle ricette. Imperdibile lo spada cotto nel forno tandoor: morbidissimo all’interno e delicatamente dorato croccante sui bordi. A queste stuzzicanti proposte, e ai dessert Karmacola (intriganti accordi “fusion”) è legato il futuro prossimo di un locale da seguire con attenzione. Una new entry che porta decisamente avanti il concetto di ristorazione etnica in città.

Guido Barosio

Torino Magazine

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